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Nel verziere di re Acleton, un melo incantato fiorisce d'argento ogni giorno
ma viene spogliato ogni notte dei suoi frutti d'oro. I guardiani, uno dopo
l'altro, crollano in un sonno portato dalla brezza. Solo il più giovane dei tre
prìncipi, Árgirus, riesce a trattenere la misteriosa rapinatrice: è una
tündér, una fata vergine di accecante bellezza.
Scocca l'amore tra i due giovani, ma una ciocca di capelli recisa nel sonno
costringe la fanciulla a fuggire nella "città nera", dove né uomo e né uccello
possono arrivare.
Comincia così il viaggio di Árgirus verso il tündérország. Un
gigante con un occhio solo, tre diavoletti in lite per l'eredità paterna, una
vedova calcolatrice e un paggio traditore sono solo alcune delle difficoltà che
il principe dovrà affrontare lungo il suo cammino, in una caccia a una felicità
che a ogni passo sembra sfuggirgli.
Composta alla fine del Cinquecento e attribuita a un non meglio identificato
Gergei Albert, Árgirus históriája è una "novella in versi" che
intreccia gli stilemi del romanzo cortese, i motivi orientali e la fiaba
popolare. Divenuta dal Settecento una delle storie più amate della letteratura
ungherese, la vicenda del principe Árgirus e della fata vergine avrebbe ispirato
il celebre dramma romantico Csongor e Tünde, di Vörösmarty Mihály.
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